L'ultimo Re degli orsi. Sostieni il film.

"In Spagna gli orsi sono più numerosi che sui Pirenei e non creano alcun problema. In Francia, come nel Trentino italiano, i "reinserimenti" hanno suscitato violente discussioni, che si sono spinte in alcuni casi fino all'isteria collettiva. Alcuni avversari dell'orso hanno perso ogni senso della misura imputando all'animale danni che non è in grado di commettere (bestiame ucciso, alberi sradicati, coltivazioni distrutte, arnie rubate, bambini aggrediti). Costoro inoltre difendono
la loro posizione con argomenti assolutamente miseri rispetto all'importanza della posta in gioco. Uccidendo l'orso, suo parente, suo simile, suo primo Dio, l'uomo ha ormai da tempo ucciso la sua stessa memoria e ha ucciso, più o meno simbolicamente, se stesso. E' troppo tardi per tornare indietro. Ed è per questo che i tentativi di salvarlo sembrano completamente inutili. Dal punto di vista simbolico si può dire che sia già scomparso dal mondo degli animali selvatici viventi, dal momento che un po' dappertutto, non soltanto nelle alpi e nei Pirenei, sono stati creati dei Musei dell'orso. Appena morto, o quasi, ecco che l'orso diventa oggetto
da museo".
Michel Pastoureau, antropologo.
"L'orso, storia di un Re decaduto"
2008. Pag. 290/291

Premessa
Il 31 ottobre del 2011, nelle Filippine, è nata una bambina che rappresenta il settemiliardesimo abitante del pianeta. La neonata, che ha ricevuto in visita di alcuni rappresentanti dell'Onu, è stata chiamata Danica che in Slavo antico significa: la prima stella del mattino. Due anni dopo, il 10 settembre 2013, in una sperduta località del Trentino, moriva l'orsa di origine slovena Danica, da noi soprannominata Daniza nel giorno della sua liberazione sul suolo italiano avvenuta ormai quindici anni or sono. Questi due episodi geograficamente distanti, e in apparenza diversi, ci segnalano quanto l'espansione demografica umana sia inarrestabile e, al contempo, quanto sia diventato indispensabile ragionare su come ripensare la nostra permanenza
sul pianeta terra. La presenza di un animale come l'orso, lo stesso si può dire per molti altri esseri viventi minacciati d'estinzione, diventa il metro con cui misurare la salute degli ecosistemi. Non a caso l'orso è considerato una specie "bandiera", se gli è data la possibilità di sopravvivere significa che il territorio in cui dimora si presenta ancora incorrotto dall'uomo.
Difendere gli orsi acquista quindi un'importanza più rilevante di quanto si creda: battersi per salvaguardare la biodiversità nel suo insieme partendo da una piccola parte di essa. Come scrisse un Maestro Zen: "anche un lungo viaggio incomincia con un solo passo".

Finalità del progetto
Salvare gli orsi: una forma vivente. Il film ha quindi uno scopo preciso. Esperienze simili all'italiana - quella austriaca in particolare - hanno dimostrato che la mancata risoluzione dei conflitti, (allevatori, apicoltori, popoli montani vs orsi) ha determinato la scomparsa di quasi tutti i plantigradi. Per questa ragione è necessario realizzare un'opera in grado di informare e coinvolgere, un film il cui fine ultimo sarà quello di redimere l'attuale stato emergenziale. Per questo il mezzo cinematografico risulta il più adatto per raggiungere lo scopo. Questo perchè l'orso - come rilevato dallo storico francese Michel Pastoureau - deve essere salvato "simbolicamente".

Il conflitto
Negli anni successivi alla reintroduzione dell'orso le istituzioni e gli enti trentini hanno fatto tesoro delle indicazioni contenute nel piano di fattibilità. Molti di questi hanno accolto l'arrivo dell'orso inserendolo nel proprio marchio commerciale, dalla siluette del Parco Naturale dell'Adamello Brenta fino all'artiglio della Trentino Trasporti. Una scelta azzeccata se è vero che l'orso dal punto di vista economico è considerato molto redditizio e non solo in Italia. L'orso Knut, acquistato da uno zoo tedesco per la "modica" cifra di 375 mila euro, ha fruttato alla stessa un indotto di 140 milioni di euro in soli due anni, tra ingressi allo zoo e gadget commerciali. Lo stesso Trentino Marketing ha stimato la copertura mediatica generata dalla nascita di un orso bianco (non albino) in 360 mila euro. Se si pensa che per ospitare la Juventus a Pinzolo sono stati spesi 700 mila euro si può concludere che un solo orso vale la metà di una squadra di calcio tra le più seguite in Italia (Il foglio dell'orso n°25). L'orso diventa quindi, spesso involontariamente, un testimone attendibile che sancisce la purezza del luogo dove vive. Così facendo promuove il territorio molto meglio di qualsiasi campagna pubblicitaria realizzata ad hoc. Purtroppo, con l'andar del tempo, le istituzioni si sono dimenticate di supportare la presenza dell'orso arrivando persino a cancellarla quando, ad esempio, è stato deciso di abbattere il murales dell'Orso "Bruno" dipinto sull'edificio accanto alla Stazione di Trento. Ma prima di allora erano già nati comitati antiorso, Sindaci che avevano approvato provvedimenti volti a liberare il proprio comune dalla presenza ursina finanche con azioni dirette del Primo Cittadino che si è riproposto di andargli a sparare personalmente. La Lega ha persino promosso sagre a base di carne d'orso importata dalla Slovenia. ll rapporto tra l'uomo e l'orso, in Trentino, sembra essersi rotto definitivamente.

La posta in gioco
Le recenti modifiche apportate al Pacobace da tutte le regioni che vi aderiscono rappresentano un precedente pericoloso che potrebbe mettere in serio pericolo l'attuale quadro normativo che tutela le specie protette incominciando dalla Convenzione di Berna. All'orso, seguiranno il lupo, la lince e molti altri animali. In alcuni paesi europei sono nate associazioni di stampo lobbistico che pongono tra gli scopi principali il libero abbattimento dei grandi carnivori. Tutto questo risulta abbastanza evidente prendendo in esame ogni singola modifica. Basterà su questo ricordare quanto accaduto a Daniza, un'orsa che è stata oggetto di una prima ordinanza, poi ritirata, che ne prevedeva l'abbattimento. Gli svizzeri sono noti per avere il pugno di ferro nei confronti degli orsi, tanto è vero che quando il nostro orso M13 è
sconfinato in territorio elvetico non ci hanno pensato due volte ad abbatterlo. Ed è stato ucciso malgrado fosse portatore di un corredo genetico straordinario che faceva di lui una forza della natura (N.d.r "L'orso M13 tra l'estate e l'autunno ha raggiunto i 3450 metri di altitudine, la quota più elevata mai documentata per un orso in Europa" Rapporto orso 2012).
Bene, malgrado questo atteggiamento energico, il Pacobace svizzero non prevede alcuna azione per un'orsa che attacca l'uomo per difendere i suoi cuccioli. Ma non è finita qui. Un'altra modifica prevede l'abbattimento di un orso che è stato "provocato in altro modo", quindi volontariamente e senza ragione alcuna. Di fatto si tratta dell'abolizione del principio
di legittima difesa. Qual è il fine di questo agire politico? Nell'incapacità di gestire la presenza ursina si è giunti alla decisione che un orso potrà essere ucciso perché ritenuto "dannoso" e cioè produttore di un danno economico. Colpisce la relazione esistente, non priva di valore statistico, tra la "dannosità" di alcuni orsi e il loro infausto destino (Es. nel 2012 si sono registrati
danni per 98 mila euro, il 70% dell'ammontare del budget complessivo è da imputare a quattro orsi. Daniza, JJ5, M2, M6". Daniza è deceduta il 10 settembre 2014, M2 è stato bracconato l'1 ottobre del 2013, JJ5 è morto in seguito ad anestesia il 12 giugno 2012, M6 è l'unico sopravvissuto ...ma per quanto?). Può la distruzione di un frutteto comportare la soppressione di un animale considerato in serio pericolo di estinzione? Può una creatura vivente, unica nella sua essenza, essere posta al di sotto di un animale da allevamento?

Struttura del film
L'ultimo Re degli orsi avrà una struttura inedita che innesta il genere documentaristico su quello classicamente filmico sviluppato sotto forma di racconto biografico. Il modello di riferimento potrebbe essere il Leonardo Da Vinci scritto e diretto da Leonardo Castellani nel 1970 con una differenza sostanziale: le vite dei personaggi principali sono state ripensate per concedere una maggiore forza drammatica alla trama. Semplificando, si può definire l'opera come "fantabiografica" anche se gli innesti inventati non sono poi così tanti.

La parte documentaristica
La parte documentaristica avrà un aspetto rigorosamente scientifico pur perseguendo la massima comprensione da parte dello spettatore e per questo si avvarrà di cartoni animati e disegni. Il conflitto in essere tra la presenza degli orsi e le popolazione locali si fonda principalmente su una scarsa conoscenza di ciò che ha rappresentato, e rappresenta tuttora, il progetto conservazionista. Progetto questo che, una volta attuato, non prevedeva soluzioni diverse dalla convivenza. Non è ragionevole pensare che uno degli Stati Europei che confinano con il nostro territorio si renda disponibile ad accogliere uno o più esemplari trentini al fine di abbassare il numero complessivo della popolazione. Nemmeno si può pensare ad una convivenza forzata. Cosa fare allora? Ecco la domanda dalla quale bisognerà partire.
Per questo sarà necessario prendere in esame alcune pagine "chiave" dello studio di fattibilità per la reintroduzione dell'Orso Bruno sulle Alpi Centrali (Eugenio Dupré et al.). Ci rifaremo allo spirito iniziale del progetto di reintroduzione che si fondava sulla creazione di una metapopolazione e che prevedeva le interconnessioni con areali ursini stranieri (Austria e Slovenia per prime) onde evitare la temuta deriva genetica. Saranno poi presi in esame i cambiamenti economici e naturali che hanno attraversato le alpi negli ultimi 15 anni e che possono aver influito sugli habitat destinati ai plantigradi. Infine si cercherà di smontare il dibattito sul numero di orsi "tollerabili" descrivendo le conseguenze che possono portare alla loro estinzione nel giro di pochi anni (inbreeding).
In dettaglio si cercherà di spiegare perché gli orsi si avvicinano alle abitazioni, (es. tutte le femmine con i cuccioli vagano attorno ai centri abitati per sfuggire ai maschi che sono soliti uccidere la prole), perché si allontanano sconfinando in altre Regioni (che non sempre sono preparate ad accoglierlo come è recentemente accaduto alla discesa di M4 in Veneto)
o perché predano bestiame pur avendo un'alimentazione che restringe le proteine animali ad un misero 5% del totale. Partendo dalle ragioni degli orsi si prenderà in esame il Protocollo di gestione degli stessi, detto Pacobace, che risponde a determinati comportamenti con metodi di efficacia incerta e sull'onda di posizioni istituzionali sanguigne, quanto inutili (si veda su questo il numero di interrogazioni sugli orsi che attraversano il Monte Baldo, corridoio di passaggio già usato dall'originaria colonia di orsi quasi estinta prima della reintroduzione)

La Storia (sinossi breve)
Il protagonista del film, Andrea Prendiparte, dopo una brillante carriera da attivista ecologista, si ritrova improvvisamente sul viale del tramonto. Dimenticato da tutti, deluso e demotivato, si ritira con la famiglia sulle montagne dell'Appennino tosco emiliano dove alleva animali ornamentali e si mantiene con piccoli lavori occasionali. Dopo qualche mese cade in una forte depressione e si mette a bere senza ritegno diventando lo zimbello del paese. Le cose cambiano repentinamente quando alla porta di casa si presenta un gruppo di animalisti che non si sono dimenticati di lui e vogliono assolutamente convincerlo a salvare gli orsi delle Alpi messi in pericolo da una nuova legge. Tra questi figura Lucia Sforza, un'attraente animalista che lo ha conosciuto anni addietro quando ancora era un attivista famoso. E' lei che ha individuato
in Andrea Prendiparte, un eroe sconfitto, l'unica persona in grado di ribaltare la situazione.
All'incontro con gli animalisti assiste Lorenzo, il figlio del protagonista, il quale intravvede in questa visita inattesa un'opporunità da cogliere al volo. Infatti, l'unica cosa che può costringere suo padre ad uscire dall'abisso in cui si trova è una causa giusta per cui combattere. Per questo Lorenzo farà di tutto per convincerlo adottando diversi stratagemmi. Dopo i primi tentativi falliti i suoi sforzi andranno a buon fine: Andrea Prendiparte se ne andrà da casa per salvare gli ultimi 50 orsi sopravvissuti. Riuscirà nella sua impresa? Ritroverà se stesso?
La figura dell'orso, simbolo contraddittorio (buono e cattivo allo stesso tempo) e pregno di significati allegorici, in primis il letargo come risveglio dell'anima, si presta perfettamente al parallelismo tra un uomo che ritrova se stesso nell'orso e di un orso che si è ritrovato improvvisamente uomo (e cioè è divenuto "confidente" come Daniza), ovviamente per colpa dell'uomo stesso. Il primo si rispecchierà nell'altro e non potrà fare a meno di mettersi dalla sua parte.

Il pubblico potenziale
Il target potenziale è rappresentato dall'universo zoofilo che raccoglie un'ampia fetta del paese. Gli animalisti sono in costante crescita e sono quasi sempre attivi socialmente, e con questo termine si intende l'attitudine a mobilitarsi per una causa in cui credono. Perciò si prestano ad essere non solo fruitori dell'opera, ma persino promotori della stessa.
Questo dipende solo dall'onestà intellettuale del racconto filmico. Se questo concederà loro delle risposte attendibili sarà accolto con grande clamore e quindi sostenuto. Se invece tenterà di mediare tra posizioni diverse e non concederà alcuna risposta a molti dei lati oscuri che circondano il caso Daniza sarà per contro rifiutato e passerà inosservato. Gli spettatori vogliono la verità o la versione che più si avvicina ad essa. L'orso, come già rilevato, è considerato un catalizzatore emotivo tra i più potenti di tutto l'arco simbolico umano fin dai tempi più remoti, si veda su questo il saggio: "L'orso e i suoi simboli" di Daniele Pessoa. Vale la pena ricordare che i passaggi televisivi occupati dalla vicenda Daniza, come riportato dal "Sole 24 ore", ammontano a quasi otto ore di copertura, il che equivale a una campagna pubblicitaria della Nike o della Coca cola. Quando le autorità tedesche decisero di abbattere il famoso orso di nome "Bruno" sconfinato dall'Italia in Baviera, i Verdi locali aprirono un sito per aggiornare il grande pubblico sull'evolversi della situazione. Il sito fu chiuso perché registrò
10 mila accessi al minuto, cosi tanti da mandare in tilt il server. Quello stesso anno si giocavano i mondiali di calcio, ma in prima pagina non c'erano i calciatori tedeschi, ma lui, l'orso, ormai divenuto una star internazionale. La stessa ambasciata americana diramò dispacci in suo onore resi noti in seguito dall'organizzazione WikiLeaks, la cui sezione locale, non a caso, prese il nome "Bruno". Quando fu catturata l'orsa Jurca, nel giro di tre ore, furono raccolte 7000 firme.
La figura dell'orso, per via di questa sua innata capacità mitopoietica, si presta perfettamente ad essere raccontata raccogliendo attorno a sé non pochi sostenitori

Un racconto senza tempo
Il compito di ogni racconto, (scritto come un romanzo o visivo come un film) è quello di restare indenne al passare del tempo. Per questa ragione si è scelto di evitare qualsiasi riferimento a fatti o persone realmente esistiti. Non si farà cenno a partiti o rappresentanti politici onde evitare un invecchiamento precoce del film quando questi saranno decaduti dai loro ruoli. L'unico politico presente nel film, l'Onorevole Gobbler, è frutto dell'immaginazione e lo spettatore non potrà ricondurlo ad alcun partito o formazione politica. Il film sarà prodotto dall'Associazione Legio Ursa e si avvarrà di un cast tecnico e artistico formato da professionisti. Il presente progetto è stato depositato alla Siae ed è coperto dalle leggi che tutelano il diritto d'autore. Ne viene quindi proibita la riproduzione e la diffusione senza esplicito consenso dell'associazione Legio Ursa.

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